GLI OCCHI DI LUIGI

Nel pomeriggio assolato di sabato 23 aprile, Vittoria e le sue due figliole, hanno dato appuntamento a tantissimi amici per ricordare e salutare Luigi in un luogo di Palermo denominato “Giardino dei Giusti”, contesto certamente appropriato allo scopo, che dista solo pochi passi dalla loro casa.

Fra i tanti interventi che hanno voluto raccontare il personaggio Cocuzza, si propone di seguito l’articolo dell’amico giornalista in pensione Rai, Diego Bonsangue, che con le sue parole è riuscito a narrare benissimo - e a trecentosessanta gradi - il Luigi che abbiamo tutti conosciuto e del quale ciascuno di noi conserva un personale aneddoto oltre che un vivo ricordo.




"GLI OCCHI DI LUIGI


Oltre ad essere per tanti di noi un grande amico e una persona indimenticabile, oltre ad essere stato per i suoi cari un compagno di vita, un padre, un nonno adorabile e adorato, oltre ad aver lasciato un segno indelebile nella sua attività di insegnante, amatissimo dai suoi alunni per il leggendario talento nell’accendere in loro curiosità di sapere e passione di conoscenza, Luigi, lo sappiamo bene, è stato - anzi è - intimamente un fotografo. Un magnifico fotografo. Quantunque non gli dispiacesse per nulla, anzi, il gusto saporito della conversazione, meglio ancora se pepata, non disdegnasse di farsi trascinare in dibattiti infuocati e non si ritraesse davanti a polemiche appassionate e a intemerate verbali, mi pare tuttavia difficile mettere in dubbio che prediligesse comunicare i suoi pensieri, i suoi convincimenti, le sue emozioni soprattutto con l'ausilio, silenzioso ma non muto, dei suoi grandangoli e dei suoi teleobiettivi, sapientemente impiegati. Di questo suo notevole talento e dei tanti splendidi frutti che ci ha regalato, per deficit di competenza e autorevolezza, non mi ritengo titolato a dire di più. E tuttavia, affidandomi alla sola rudimentale "qualifica" che posso attribuirmi, quella di chi si limita a vedere e apprezzare ciò che gli viene mostrato (nulla di più, sperando che basti), mi sento autorizzato ad affermare che è soprattutto nella sua attività di fotografo e nel bendidio che essa ha prodotto, che Luigi ha messo in risalto, con stile e eleganza, tutte le sue doti migliori: profondità di sguardo e di pensiero, intuito psicologico, naturale inclinazione alla solidarietà umana, instancabile spinta alla critica sociale, voglia caparbia di testimonianza etica e attivismo politico, un tuorlo di ironia nell’albume della mitezza (o viceversa...), gusto tenace per la bellezza, specie quando non abbia voglia di dare nell'occhio e di mettersi in posa.

Ma se quanto ho appena detto è vero, allora non si può dimenticare o ignorare (e infatti do per scontato che nessuno lo faccia) che dietro il mirino e l'obiettivo della sua macchina fotografica, dietro ore e ore di scarpinate e appostamenti, dietro il suo vagabondare apparentemente ozioso per vicoli e strade "a caccia" di splendori e miserie del mondo che voleva toccare (e vedere…) con mano, ma soprattutto in cerca di volti, dietro la fulminea ispirazione nel trovare l'istante giusto per effettuare lo scatto, dietro il sapiente lavoro di sviluppo, stampa e edizione delle sue foto, dietro tutto ciò, stesse ingegnosamente acquattato il suo occhio sempre vigile, il suo sguardo, prodigioso nel suo essere a un tempo arguto, misericordioso e rapace. Su questo, come accennavo prima, mi sento "titolato", per lo meno sentimentalmente, a dire qualcosa, come minimo a provaci, a dispetto delle parole che recalcitrano, che piantano in asso, che fanno i dispetti, soprattutto a chi si azzardi a rinfacciar loro (ma anche solo a lamentarsene garbatamente) la selvatica e rissosa coabitazione, dentro di esse, d'una ambizione sussiegosa di verità e d'un istinto malandrino di menzogna, che si accaniscono a riempirsi di contumelie ma non intendono separarsi pur di fare a pugni. Una complicità litigiosa che, a lungo andare, logora e intrappola i loro utenti più ingenui e sprovveduti, tra i quali ovviamente mi annovero anch’io.

Se questa è dunque la sfida, col rischio di farne le spese tra banalità e paradossi, dall'altro lato resta incoercibile l'impulso, per dovere di testimonianza e affetto di memoria, a chiamare nuovamente in soccorso proprio loro, le parole diffidenti ed infide. A farlo per una buona causa: ricordare Luigi.

D’altra parte, chi può in tutta franchezza correre il rischio di dimenticare il suo sguardo, così fascinosamente bonario e sornione? Chi può non sentirsi grato per averlo fortunatamente incrociato? Come scordare la dolcezza luminosa, maliziosamente infantile, dei suoi occhi, all'occorrenza e a ragion veduta, pronti ad accendersi di collera per indignazione?

Nelle sue pupille talora balenava un’aria da inguaribile birichino, da perenne scugnizzo, giocoso e burlone. Sul suo volto spesso affiorava un'espressione sincera e divertita da bricconcello astuto, impenitente e inventivo, sempre incline a sorprenderti e stupirti con la sua ultima trovata, coll'annuncio della sua successiva intrapresa, con qualche diavoleria delle sue. Bastava che affondasse le mani nella sua magica bisaccia, stracolma di idee, progetti, iniziative, suggestioni, non solo estetiche, con cui amava apparecchiare una tavola riccamente imbandita, alla quale non vedeva l'ora di invitarti con munificenza e calore ospitale, felice di offrirti con gioia la sua pietanza prediletta: una ridente voluttà di vivere. Affamato di fermenti e di novità, ovviamente anche tecnologiche, generoso nel regalarti spassionatamente la sua appassionata amicizia, Luigi era formidabile nel contagiarti col suo insaziabile appetito di stare al mondo, ma anche di fare qualcosa per renderlo meno brutto, meno ingiusto, meno cattivo. E non ho certo bisogno di rammentarlo a chi, rispetto a me, ha coltivato con Luigi relazioni di più lunga durata e di ben più elevata caratura quanto a intensità di frequentazioni e di legami affettivi. Dei suoi difetti non ricordo d'aver fatto esperienza, o forse li ho istintivamente ignorati. Di certo, alla pari di tutti, ne avrà avuti, magari anche pronunciati, come peraltro s'usa dire che accada agli uomini e alle donne di forte personalità. D'altronde averne in dote di difetti, pochi o molti che siano, fa parte del gioco dei chiaroscuri del mondo e dunque, ora che lui non c'è più, che vadano al diavolo.

Non ve ne abbiate se insisto ancora un po' col ricordo struggente del suo sguardo luminoso e febbrile, innervato da una fermezza volitiva e tenace, che lo facilitava nel sentirsi pronto, in ogni occorrenza (diciamolo pure, quasi sempre...), ad inquadrare la realtà nel mirino della sua fotocamera, per inseguire e intercettare il giusto angolo di incidenza della luce sui volti e sulle cose, per provare a capire meglio, forse perfino per suggerire una via d'uscita non scontata, che lo mettesse (che ci mettesse) in salvo dallo spettacolo duro e dolente delle ferite del mondo, quanto da quello deludente ed infido della sua mediocrità.

Luigi, i suoi occhi, le sue foto, magicamente uniti, al servizio di una commovente missione: testimoniare e lottare con tenerezza bellicosa a fianco di tutti i perdenti che hanno trovato asilo nel suo cuore e nella sua camera oscura. Una vocazione e una seduzione che credo non lo abbiano mai abbandonato.

Forse è anche per questo che c'era qualcosa di nobilmente indomito perfino nella sua fragilità, da ultimo sempre più dolorosa ed impervia, benché amorosamente accudita e alleviata dai suoi affetti più cari, impagabili, imprescindibili: la sua meravigliosa compagna di vita Vittoria, le amatissime figlie Annalisa e Alessandra, i suoi adorati nipotini Elio e Ilde, che stringo in un abbraccio commosso. Quella stessa fragilità nella quale Luigi ha avuto la fortuna di trovare anche l'accoglienza e la protezione davvero fraterna di splendidi amici. Senza voler fare torto a nessuno, mi permetto di citarne due, Valeria e Vincenzo, perché mi sono cari e perché ho visto di quanta schiva dolcezza siano stati – sono – capaci.

Noi ora dovremo abituarci all'idea di una Palermo senza Luigi, senza i suoi occhi che, come sentinelle instancabili e implacabili, la sorvegliavano anche per noi, per stanare e metterci in guardia dalle sue cattiverie e bruttezze, ma anche per raccontarci quanta bellezza e bontà si nascondano ancora tra vicoli e viali, palazzi e catoi. Ora toccherà a qualcun altro (o altra) raccogliere il suo testimone, specie dopo che anche l’immensa Letizia Battaglia ci ha lasciato, poco prima di lui. Coincidenza singolare e fin troppo simbolica d’un dolente cambio generazionale.

Non temete, sono alla fine. Le parole, che per forza di cose ho dovuto (e voluto) ancora una volta scomodare, è tempo di rispedirle nel buio confuso e scontroso dal quale sono riemerse.

Un'ultima cosa però ci tengo a dire, o, se preferite, a lasciarmi scappare. Lo faccio rivolgendomi direttamente a lui che non c'è più.

Caro Luigi, sono tante e ragguardevoli le ragioni per le quali si potrebbe spiegare il perché (i tanti perché) tu ti sia conquistato la stima e l'affetto, non solo miei. Ma ora che te ne sei andato per sempre mi pare che la verità della nostra amicizia, o la magnifica finzione che cerca di assomigliarle (riecco il demone della doppiezza che bisticcia dentro le parole…), è che io, in fin dei conti, non so perché ti ho voluto bene. Credo di ricordare che quando ci siamo visti per la prima volta ci siamo piaciuti all'istante senza capire e senza chiederci “il motivo”. Mi piace immaginare che sia capitato a tanti altri, magari a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di incontrarti e di esserti amici. Di certo a me e a te è accaduto e ne sono felice, proprio perché mi sento affrancato dal bisogno di rintracciare e elencare le ragioni specificamente additabili di questa nostra amicizia. O dovrei dire “quella” visto che tu non sei più tra di noi? Per il tempo che ci siamo frequentati sembrava interessarci una sola cosa: che ciò che l'uno provava fosse spontaneamente ricambiato dall'altro. Sono certo che sia accaduto e tanto ci è bastato, senza altre spiegazioni, anzi senza nessuna. In questo scambio di accrediti affettivi non s’è resa necessaria alcuna "causale del versamento". E' stato così e basta. E' stato così al di là di te e di me ed è stato fantastico. Dentro la malinconia del tuo andartene sono contento che questo "segreto tra di noi a nostra insaputa" te lo sia portato via definitivamente con te. Ovunque tu sia saprai custodirlo a dovere. A me non resta altro che conservarlo nel cuore per quello che è, un incantevole insolubile mistero. In mezzo alla ressa scalpitante e rumorosa delle tante parole che mi è scappato di dirti e con cui ho frastornato chi ha avuto la bontà di ascoltarle, accogli adesso quelle, solo nostre, che ho saputo tacerti con amore.

Fa buon viaggio, amico nostro e non stancarti di indagare e scoprire, perfino nel tuo “altrove”, tutto quel che ti arriva a tiro. Anche se fosse il “Niente” non smettere di interrogarlo con curiosità. Una sfida in più per la tua intelligenza e per i tuoi occhi che, assetati di giustizia e bellezza, non ti davano tregua.

Palermo, 23 aprile 2022 db"

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